Home Blog

Fontana di Bellerofonte: Busto Muliebre di Cosimo Fanzago

0

Il “Busto Muliebre” realizzato da Cosimo Fanzago è una delle statue, datate XVII secolo, che abbelliscono la Fontana di Bellerofonte, detta anche “Fontana dei Tre Cannuoli”. La scultura rappresenta una donna ed ha una unicità nella tecnica di realizzazione da parte del Fanzago: l’autore, infatti, ha utilizzato ed assemblato manufatti di epoca precedente, presumibilmente tardo romana, con modellato plastico fanzaghiano.

Lo scultore adornò l’abbeveratoio su commissione di Francesco Marino Caracciolo lavorando al suo restauro e al suo ampliamento nel 1669.

Giacomo Colombo – S. Francesco da Paola

0

Giacomo Colombo, nato nel 1663 ad Este (Padova), fu un artista poliedrico attivo principalmente a Napoli nel periodo barocco. La sua formazione artistica si sviluppò a Napoli, dove divenne scultore, pittore, disegnatore di argenterie sacre e incisore delle sue opere.

Arrivò a Napoli nel 1678 e collaborò con lo scultore Pietro Barberis nel 1688. Nel 1689, realizzò un Crocifisso per la chiesa di San Pietro di Cava dei Tirreni. Nel 1691, eseguì un Crocifisso in legno policromo per la chiesa di Santo Stefano a Capri, mostrando influenze neomanieristiche.

Colombo ebbe un notevole contributo nel campo del presepe napoletano, distinguibile in due periodi. Nel primo periodo, caratterizzato da un realismo vivace, realizzò statue per complessi lignei presepiali a Napoli e Roma. Nel secondo periodo, dal 1714 in poi, le sue figure mostrano uno sperimentalismo arcadico-rococò, con volumi raffinati e fluidi.

La sua firma barocca nelle sculture in marmo fu temperata da elementi classici. Collaborò con Francesco Solimena nella creazione di “modelli in legno” per altari a San Martino e San Gennaro. Nel 1718, realizzò l’Immacolata Concezione per la chiesa di San Francesco d’Assisi di Lucera, considerato il suo capolavoro.

Colombo lavorò in diverse province del viceregno, inviando opere anche in Spagna. Tra le sue opere rilevanti, si includono le Santa Caterina d’Alessandria (1718) a Santa Chiara del Borgo a Santa Lucia di Serino e l’Assunta (1724) a Carano (Sessa Aurunca).

Nel periodo tra il 1724 e il 1726, realizzò la decorazione marmorea per il cappellone di San Vincenzo nella chiesa di Santa Caterina a Formiello (Napoli). Colombo morì a Napoli nel 1731, lasciando un’eredità artistica che spaziava dalla scultura al disegno e alla pittura.

Sono diverse le sue opere consegnate all’Irpinia (principalmente alla Collegiata di San Michele in Solofra): all’interno del Museo Civico è esposta, come da foto, la statua lignea di San Francesco da Paola realizzata nel periodo finale del XVII secolo.

Michelangelo Nicoletti – Celebrazioni Commemorative 1958

0

Michelangelo Nicoletti, già sindaco di Ariano Irpino dal 1950 al 1952, svolse il ruolo di consigliere comunale ad Avellino e ricoprì la carica di sindaco per due mandati dal 1956 al 1963. Fu anche presidente della Commissione provinciale delle imposte.

Nell’aprile 1963 venne eletto al Senato della Repubblica per la IV legislatura. Durante il mandato fece parte della 2ª Commissione permanente “Giustizia e autorizzazioni a procedere” e della Commissione speciale per l’esame del disegno di legge “Disciplina degli interventi per lo sviluppo del Mezzogiorno”.

Nella comunicazione alla cittadinanza, conservata nella sua versione originale presso il Museo Civico di Villa Amendola, il sindaco Nicoletti si rivolgeva agli avellinesi l’invito a recarsi in Piazza del Popolo, luogo devastato dal bombardamento del 14 settembre 1943 e nel quale persero la vita numerosi cittadini avellinesi, a quindici anni da una delle pagine più luttuose vissute dal capoluogo per l’inaugurazione di una stele in ricordo delle vittime.

Per la stessa giornata il sindaco Nicoletti annunciava anche il riconoscimento della cittadinanza onoraria al dottor Domenico Laudicina: originario di Trapani, il medico si era prodigato nel soccorso ai tanti cittadini avellinesi feriti dal bombardamento anglo-americano.

Alla città di Avellino, il 9 luglio 1959, venne conferita la Medaglia d’Oro al Valore Civile per i bombardamenti che la interessarono tra il settembre e l’ottobre del 1943. A poca distanza dalla comunicazione ai cittadini del sindaco Nicoletti è conservato ed esposto anche il Brevetto che sancisce l’onorificenza civile al capoluogo a firma del Ministro dell’Interno, Antonio Segni.

Da Avellino 46 camicie rosse per i Mille

0

Nella sala che celebra il ruolo della città di Avellino nel processo di Unità d’Italia, viene raccontato un importante quanto curioso aneddoto riguardante la città.

In città venne creato un Comitato, presieduto dal cavalier Vincenzo Candela, ed un Sottocomitato di signore diviso in sezioni relative ai rioni del capoluogo. Queste cucirono ben 46 camicie rosse da inviare ai Volontari guidati da Giuseppe Garibaldi. Il Comitato, invece, raccolse 1.000 lire per supportare i Mille nell’acquisto di armi di precisione.

All’interno della Sala sono collocati:

  • il Proclama diffuso ad Avellino l’8 Settembre 1860, a firma del Maggiore Salomone, riferito all’ingresso di Garibaldi a Napoli, che sanciva di fatto la fine del Regno delle Due Sicilie;
  • il ritratto di uno dei quattordici “garibaldini” avellinesi che presero parte alla Spedizione dei Mille, i manifesti a stampa, provenienti dall’Archivio Storico comunale riferiti al cinquantesimo anniversario della “Spedizione dei Mille;
  • il manifesto datato 18 Luglio 1865 a firma dell’allora Sindaco di Avellino, Domenico Capuano, relativo alle norme igienico – sanitarie da rispettare dalla popolazione;
  • il manifesto datato 1884, che annuncia l’istituzione nella città di Avellino della “Scuola Gratuita di Canto Corale”;
  • il Regio Decreto del 18 Marzo 1875 del re d’Italia Vittorio Emanuele II che istituisce nella città di Avellino l’Asilo Infantile (un primato questo per la città di Avellino, che può vantare il più antico Asilo comunale del Mezzogiorno d’Italia), accanto al quale è stata collocata una antica bilancia, utilizzata agli albori dell’istituzione del nido comunale per pesare i bambini.

Fontana di Bellerofonte: lo Stemma della Città di Avellino

0

Tra le sculture che abbellivano la Fontana di Bellerofonte, ristrutturata ed ampliata da Cosimo Fanzago, è presente anche l’antico stemma della Città di Avellino.

Ovvero dell’Agnello Pasquale con Banderuola adagiato su di un Libro. Lo Stemma Araldico del capoluogo è ancora quello scolpito dal Fanzago nel 1669.

Cosimo Fanzago: lo scultore dell’Avellino dei Caracciolo

0

Cosimo Fanzago (1591-1678) è stato un importante scultore e architetto italiano del Barocco, attivo principalmente nel XVII secolo. Nato a Clusone, in provincia di Bergamo, Fanzago è noto per il suo contributo significativo all’arte barocca, in particolare nel campo della scultura e dell’architettura religiosa.

Fanzago lavorò principalmente nel Regno di Napoli e, negli ultimi anni della sua vita artistica, nella città di Avellino su commissione di rancesco Marino Caracciolo, dove lavorò al palazzo della Dogana, all’Obelisco sormontato dalla statua del “Re di Bronzo”, ovvero Carlo II d’Asburgo all’età di 7 anni, decorato con il medaglione bronzeo che rappresenta l’autoritratto dello sculture ed alla Fontana di Bellerofonte.

Vincenzo Volpe – Paesaggio Montano

0

Nato il 14 dicembre 1855 a Grottaminarda, nell’allora provincia di Principato Ultra, in via Sant’Angelo, il padre era un decoratore e ritrattista.

Vincenzo Volpe si trasferì a Napoli con la famiglia nel 1863, ove frequentò le scuole elementari, ginnasiali e liceali, ma non superò la maturità.

Dal 1867 ebbe come primo maestro nel disegno il fratellasto maggiore Angelo Volpe. Il 27 maggio dello stesso anno si iscrisse all’Istituto di Belle Arti (Accademia di belle arti di Napoli), dove in meno di due anni percorse le cinque classi del disegno, qui fu allievo di Domenico Morelli – uno dei più importanti artisti napoletani del XIX secolo. La sua vasta produzione viene divisa in tre importanti fasi, dal 1874 al 1890 si dedicò alla pittura di genere e ai quadri di monacelle; dal 1891 al 1896 dipinse arte sacra mentre il periodo che va dal 1897 al 1929 è segnato da nuove esperienze nella pittura di genere, dall’arte sacra e dalla lunga serie di ritratti.

La sua pittura si fece notare nel 1877 con ritratti e paesaggi, durante la contrapposizione fra la nuova scuola Verista (Palizzi e Morelli), alla quale Vincenzo Volpe aderì, seppur esprimendo nei dipinti il suo mondo interiore e il convenzionalismo accademico. Nel 1880 alcune sue opere esposte a Torino e nel 1881 alla mostra Nazionale di Milano e riscossero notevoli consensi.

Nel 1888 con Edoardo Dalbono fu tra i fondatori della Società Napoletana degli artisti.

Tra il 1891 e il 1896, quando si dedicò all’arte sacra, espresse la sua massima produzione negli affreschi di Montevergine, voluti dall’abate Corvaia per restaurare la cappella della duecentesca Madonna bizantina e tuttora conservati. Per questa opera in un primo momento lavorò insieme con il fratello Angiolo e poi, dopo la morte di quest’ultimo, continuò in solitudine fino al 1896.

Con altri pittori fu invitato a decorare la Birreria Gambrinus di Napoli nel 1890 con il dipinto Il venditore di cocomeri.

Nel 1900 re Umberto I lo volle a Palazzo Reale, dove gli diede uno studio. Lo stesso monarca volle essere ritratto da Volpe. fu membro del Consiglio Superiore di Antichità e Beni Ambientali, partecipò con le sue opere a manifestazioni d’arte in Italia e all’estero.

Nel 1902 vinse il concorso per docente di pittura all’Istituto di Belle Arti, prendendo il posto del suo maestro Domenico Morelli, che era morto l’anno precedente, che tenne fino a pochi giorni prima di morire. Fu nominato presidente dell’Istituto di Belle Arti del 1918 al 1925, sotto la sua presidenza fu attuata la Riforma Gentile, trasformando l’Istituto in Accademia di Belle Arti. Ebbe numerosissimi allievi, fra cui Roberto Carignani.

Morì a Napoli il 9 febbraio 1929. (Wikipedia)

All’interno del Museo Civico di Villa Amendola spicca una delle principali opere del Volpe, “Paesaggio Montano” (olio su tela 120×80 cm): l’opera è stata donata direttamente dall’Artista all’Amministrazione Comunale di Avellino nel 1905, ovvero subito dopo la sua nomina a componente del Consiglio di Amministrazione della “Scuola di Arti e Mestieri” intitolata a Paolo Anania De Luca.

A Vincenzo Volpe è intitolata una delle principali strade del centro cittadino.

Fontana di Bellerofonte: il Busto Virile di Cosimo Fanzago

0

Il “Busto Virile” realizzato da Cosimo Fanzago è una delle statue, datate XVII secolo, che abbelliscono la Fontana di Bellerofonte, detta anche “Fontana dei Tre Cannuoli”. La scultura rappresenta un uomo ed ha una unicità nella tecnica di realizzazione da parte del Fanzago: l’autore, infatti, ha utilizzato ed assemblato manufatti di epoca precedente, presumibilmente tardo romana, con modellato plastico fanzaghiano.

Lo scultore adornò l’abbeveratoio su commissione di Francesco Marino Caracciolo lavorando al suo restauro e al suo ampliamento nel 1669.

Lapide in Ardesia “Avellino Capoluogo di Principato Ultra”

0

La provincia dil Principato Ultra, detta anche del Principato Ulteriore, venne creata l’8 agosto 1806, durante il Regno di Napoli.

Era organizzata in distretti che, a loro volta, erano suddivisi in circondari. Questi, infine, erano costituiti dai comuni.

La provincia dil Principato Ultra comprendeva i Distretti di Avellino, di Ariano e di Sant’Angelo de’ Lombardi. Ogni distretto, a sua volta, era diviso in circondari per un totale, relativamente alla provincia di Principato Ultra, di 34.

Il primo Intendente della provincia di Principato Ultra è stato Giacomo Mazas. Il più longevo è stato Pasquale Mirabelli Centurione che ha governato la provincia dal 12 luglio 1848 al 21 febbraio 1850. L’ultimo Intendente, prima dell’Unità di Italia, è stato Onorato Gaetani in carica meno di un mese (18 agosto 1860 – 11 settembre 1860).