Nato il 14 dicembre 1855 a Grottaminarda, nell’allora provincia di Principato Ultra, in via Sant’Angelo, il padre era un decoratore e ritrattista.
Vincenzo Volpe si trasferì a Napoli con la famiglia nel 1863, ove frequentò le scuole elementari, ginnasiali e liceali, ma non superò la maturità.
Dal 1867 ebbe come primo maestro nel disegno il fratellasto maggiore Angelo Volpe. Il 27 maggio dello stesso anno si iscrisse all’Istituto di Belle Arti (Accademia di belle arti di Napoli), dove in meno di due anni percorse le cinque classi del disegno, qui fu allievo di Domenico Morelli – uno dei più importanti artisti napoletani del XIX secolo. La sua vasta produzione viene divisa in tre importanti fasi, dal 1874 al 1890 si dedicò alla pittura di genere e ai quadri di monacelle; dal 1891 al 1896 dipinse arte sacra mentre il periodo che va dal 1897 al 1929 è segnato da nuove esperienze nella pittura di genere, dall’arte sacra e dalla lunga serie di ritratti.
La sua pittura si fece notare nel 1877 con ritratti e paesaggi, durante la contrapposizione fra la nuova scuola Verista (Palizzi e Morelli), alla quale Vincenzo Volpe aderì, seppur esprimendo nei dipinti il suo mondo interiore e il convenzionalismo accademico. Nel 1880 alcune sue opere esposte a Torino e nel 1881 alla mostra Nazionale di Milano e riscossero notevoli consensi.
Nel 1888 con Edoardo Dalbono fu tra i fondatori della Società Napoletana degli artisti.
Tra il 1891 e il 1896, quando si dedicò all’arte sacra, espresse la sua massima produzione negli affreschi di Montevergine, voluti dall’abate Corvaia per restaurare la cappella della duecentesca Madonna bizantina e tuttora conservati. Per questa opera in un primo momento lavorò insieme con il fratello Angiolo e poi, dopo la morte di quest’ultimo, continuò in solitudine fino al 1896.
Con altri pittori fu invitato a decorare la Birreria Gambrinus di Napoli nel 1890 con il dipinto Il venditore di cocomeri.
Nel 1900 re Umberto I lo volle a Palazzo Reale, dove gli diede uno studio. Lo stesso monarca volle essere ritratto da Volpe. fu membro del Consiglio Superiore di Antichità e Beni Ambientali, partecipò con le sue opere a manifestazioni d’arte in Italia e all’estero.
Nel 1902 vinse il concorso per docente di pittura all’Istituto di Belle Arti, prendendo il posto del suo maestro Domenico Morelli, che era morto l’anno precedente, che tenne fino a pochi giorni prima di morire. Fu nominato presidente dell’Istituto di Belle Arti del 1918 al 1925, sotto la sua presidenza fu attuata la Riforma Gentile, trasformando l’Istituto in Accademia di Belle Arti. Ebbe numerosissimi allievi, fra cui Roberto Carignani.
Morì a Napoli il 9 febbraio 1929. (Wikipedia)
All’interno del Museo Civico di Villa Amendola spicca una delle principali opere del Volpe, “Paesaggio Montano” (olio su tela 120×80 cm): l’opera è stata donata direttamente dall’Artista all’Amministrazione Comunale di Avellino nel 1905, ovvero subito dopo la sua nomina a componente del Consiglio di Amministrazione della “Scuola di Arti e Mestieri” intitolata a Paolo Anania De Luca.
A Vincenzo Volpe è intitolata una delle principali strade del centro cittadino.